Sull’uscio

(L’Armida e la Teresa a intrecciar la rafia)

40° episodio

  • Armida
  • dimmi Teresa
  • ha’ visto come l’ha ripreso la rafia?
  • Maremma assaettata, davvero
  • Pensavo che con tutta questa roba moderna, io e te un s’avrebbe più fatto nulla
  • invece eccoci qui ancora a fa la rafia sull’uscio di casa
  • …e a fassi gl’affari degl’altri
  • O Teresa ma icché tu dici? Io ho sempre fatto gl’affari miei!
  • Armidina, un fa’ l’innocente con me, un si fa altro che parlare di tutta questa gente nòva che l’è venuta a star qui.
  • Teresa, un si fa mica nulla di male.
  • D’altronde gl’è bene sapere un po’ di quello che ci circonda… unn’è mica bello quando alla tivù si sente dire “trovao un vecchio morto in casa, putrefatto e la gente se n’è accorta perché puzzava da fa’ schifo…”
  • T’hai proprio ragione, Teresa: ti ricordi nel ’19 alla fine della guerra che s’era bambine e che si sapeva tutto di tutti e ci parea giusto farlo sapere a tutti…
  • si facea perché in caso di bisogno la gente dava le informazioni necessarie…
  • Mica come ora che la gente un si guarda nemmeno, la un si saluta se non per mandassi a que’ paese
  • Te poi t’eri l’asso per guarda’ la gente specie i giovini de’ paese, Armida…
  • Icchè tu vorresti dire?!?
  • Nel ’45, quando gl’arrivarono ne’ paese gl’ameri’ani ti si strabuzzò gl’occhi…
  • icchè c’entra co’ il parlarsi tra le persone?
  • In effetti, Armida, c’entra, perché mentre tu ti dedicavi a mostrare le bellezze de’ luogo ai militari, tu gli raccontavi vita, morte e miracoli de’ paesani
  • Teresa, tu se’ un po’ rincoglionita… tu c’eri anche tu con me…
  • Sì, in effetti mi pare che tu abbia ragione…
  • Altri tempi… ora il nipote del mi’ nipote m’ha raccontato che tra omini e donne chiacchierano, lavorano e fanno l’amore con la televisione…
  • a me tu m’hai a dire se son normali… noi s’andava a far cannelli e poi in camporina a fassi tanto bene… ma senza raccontarlo a nessuno…
  • Teresa, un’altra bischerata… s’è appena detto che è bene saper tutto degli altri che vòi che gli altri un sapessero che tu la davi a tutti
  • Armida, no davvero!!! … a tutti no…
  • Teresa, è meglio se vedi di finì la rafia che tra un pochino gl’arriva l’Oresta a piglialla…
  • Bello l’Oreste, ti ricordi il 21 maggio del ’47?
  • No…
  • Ma io sì… quasi quasi appena arriva gli dico di rifarlo…
  • T’hai 102 anni, Teresa…
  • E allora? Bada come vò con la rafia!

Consapevolezza

Ne ho avuto la consapevolezza appena sceso dall’aereo.

Non esiste distanza che possa cancellare presenze permanenti.

Allora ho deciso a rivolgermi allo studio indicatomi dalla mia ASL di competenza per sottopormi al Piano di Rinnovo. Non voglio rischiare che tu possa avere fastidi da me in questa mia incapacità di fare a meno di te.

Credimi, ci sono giorni fatti di dolore intenso, come quello che provai con lo strappo sulla pelle che mi feci da ragazzino cadendo di bicicletta su un sasso appuntito. Un dolore insopportabile durante il quale scompaiono dalla vista le forme e i colori, la bocca si piega in smorfie orribili e il pensiero si riduce a una somma di parole impronunciabili. Un dolore che mi rende così diverso da come credo di essere, da non poterlo accettare.

Prenderne coscienza, esserne consapevole aiuta a trovare la soluzione, laggiù dove esista.

Il Piano di Rinnovo che mi consigliò Giulio, preoccupato per il mio stato vitale, mi parve una bella stronzata, un qualcosa di terribile e devastante. Ma nel giro di pochi mesi, fino al giorno del viaggio a Sharm, ha preso forma la consapevolezza che l’unica alternativa fosse proprio il Piano di Rinnovo, che mi è sembrato creato apposta per chi come me vive una situazione non accettata e fonte di malessere.

Tra un po’ morirò.

Tra un po’ rinascerò.

Quando leggerai questa lettera sarò già un altro: altri connotati fisici per una vasta operazione chirurgo/estetica e una memoria azzerata delle mie esperienze.

Un altro uomo in tutto e per tutto.

Ma ti confesso che in tutta questa mia consapevolezza, ciò che nel cuore spero di più è di poterti incontrare per farti di nuovo la corte e di nuovo conquistarti.

Di nuovo mostrare al mondo la donna più bella e la gioia di essere con lei.

E non sarò geloso di me stesso, perché chiaramente tu adesso non mi ami più.

Avere una seconda opportunità senza saperlo forse non è negli intenti del Piano di Rinnovo, ma chi se ne importa.

Un sorriso.

Nel giorno della memoria

Nel giorno della memoria mi viene di dire che il titolo “la banalità del male” ci rappresenta perfettamente.

Nel giorno della memoria che cade il 27 hanno cominciato a ricordare il 26 non perché è importante parlarne sempre, ma perché si vuole farlo prima degli altri.

Nel giorno della memoria mi chiedo come si fa a ricordare qualcosa che è accaduto 80 anni fa, quando non ricordiamo nemmeno quello che sta accadendo adesso (Palestina, Siria, Ucraina, emigranti).

Nel giorno della memoria dovremmo essere tutti nonni, quelli che fanno della loro vita il sentiero per il futuro dei loro nipoti.

Nel giorno della memoria non so cosa farò, forse continuerò a guardare il prossimo come me stesso.

Quando mi addormento

Quando mi addormento

cancello i miei condizionali.

Io che ho paura del vuoto

cammino senza timore

sul precipizio della vita,

parlo per ore pur nato silente

e la gente mi ascolta,

incontro tutti gli amori vissuti

dando loro un pezzo di me.

Sono farei, sarei, vorrei,

sono i passi da fare e mai fatti,

sono questo nei lunghi sogni

che arrotolano coperte.

Come grammatica senza errori,

del mio tempo

non cambierei una virgola.

e quando gli occhi si accendono

si spenge la verità mai vissuta

in quell’ossimoro che è la vita

Il suono della tua voce

il suono della tua voce
mi fa abbracciare il mondo,
lo cingo con le braccia
lungo l’equatore
e appoggio il mio viso
sul più alto di poli
fino a fondermi ad esso.
Mi riempio di melodie senza autore:
i canti di libertà degli albatross
il racconto malinconico del frangersi delle onde
le urla dei venti in alta quota
le risa di bambini vergini d’inquietudine.
Terra e mare mi plasmano a loro somiglianza
mentre la Luna illumina il buio infinito
ed io mi sento per la prima volta
privo d’inedia e dolore.
Mi faccio fiore e tu ape.
E’ così ogni volta che ascolto
il suono della tua voce

M’inclino (Ennesima poesia del Poeta maledetto)

M’inclino

lento

lento

e nonostante

l’artrosi

tocco

di testa

i piedi e

mi ci appoggio.

Meno male

li ho lavati;

chi m’osserva

si domanda

quello che vuole,

chissenefrega.

Piegato

col sangue

al cervello

ascolto le

innumerevoli

cazzate

disseminate

nel vuoto

che trasmette,

ma lo tengo

per me

il giudizio.

Sono stanco

nonostante

sia stato senza

fare una sega,

sono stanco

di voler

disegnare

il mondo

di una poesia

che quando

la rileggo

non la intendo

nemmeno io,

sono stanco

delle cose

complicate,

che sei lauree

non bastano

a decifrarle

seppur scritte

da analfabeti

inconsapevoli.

Per questo

mi piego,

trovo così

la posizione

di distacco

da verbi

avverbi

e proposizioni,

da articoli

determinativi

e da quelli che

non determinano

un cazzo.

Che seminano

terrore

nei cuori

fragili.

Mi piego

e così resto.

Nel frattempo

mi rileggo

e dico ancora

“Ma cosa

ho scritto?”

nonostante

pensi

d’aver scritto

davvero

qualcosa

che solo io

capisco.

Per questo

pur meritando

una cena

luculliana

muoio di fame.

fiore di strada

È un fiore di strada

quel che adesso chiamo amore

si offre a tutti

senza distinzione

può essere colto

o calpestato

o passare inosservato.

Chi però si ferma

a guardarlo attento

vedrà semplici colori

e stami disponibi

a donare parole gentili.

È un fiore di strada

quel che adesso chiamo amore

nato tra le dure pieghe

di un asfalto senza luce

così, per ricordare

che niente lo potrà fermare

Gianluca Vialli

Della vicenda Vialli vorrei solo evidenziare un aspetto di minore importanza, almeno apparentemente visto che nessuno ne parla.

Quando resero pubblico il tipo di tumore, pensai solo che tra tutti era il peggiore. Un mio cugino acquistato (compagno di una cugina) ci aveva appena lasciati poco più che quarantenne per lo stesso motivo.

Quando la sentenza è una condanna a morte, nonostante le speranze di un miracolo (detto dai più colpo di culo), il protagonista non può che perdersi in un delirio doloroso se non ha vicino persone che gli vogliono bene.

Parlando sempre di mia cugina e del suo compagno e padre di una loro bimba di pochi anni, nella fase compresa tra la scoperta del male e la morte decisero di sposarsi per dare una spallata al destino maligno e dare alla piccola una situazione legale che le garantisse un futuro tranquillo.

Questo permise al ragazzo di sentirsi più coccolato e più sereno. Ho solo ricordi di lui sorridente, nonostante tutto.

Per Gianluca Vialli vale la stessa cosa. Sono certo che tutta la famiglia gli sia stata vicina quanto più possibile, ma quando vedo Mancini abbracciarlo così forte agli Europei, si comprende quanto averlo voluto al suo fianco sia stato un dono d’amore che non ha prezzo.

Ecco, impariamo a essere attenti a chi ci sta vicino e a fare le scelte giuste.

Riposa in pace.

Poesie per l’anno nuovo

Su di me

.

Ho cavalcato la mia illusione

convinto che non fosse guerra

la vita

poi gli arcani segreti

si sono svelati.

Comandante, mi chiamavano,

ma perdevo ogni battaglia.

La pietà guidava le mie truppe

verso la sconfitta,

la fiducia era l’ingenuo fare e il tempo

toglieva le forze.

Nuovi comandanti dispensano ordini

che non posso rispettare

e seppure essere tornato soldato semplice

facilita l’impegno,

so che la pace rende inutile

vincere e perdere.

Sarò disertore nell’anno a venire.

.

.

Su amici e colleghi

.

Ho radunato i vostri cuori

nel cortile della mia anima.

Vi ho parlato della imperfezione

che colora ogni mio gesto

e vi ho chiesto scusa.

In questa bolla onirica

ognuno di voi ha luce diversa:

I vostri pensieri, come mattoncini,

costruiscono le pareti delle stanze

in cui mi riparo ogni giorno.

Se mi vedete calmo

o seminare sciocchezze

ricordate che sto solo cercando

di prendervi per mano e camminare

insieme.

Dove non so,

il più lontano possibile

il prossimo anno

.

.

Sull’Amore

.

Ho smesso di chiedermi da tempo

cosa si intenda per “Amore”.

Dovremmo tutti togliersi le scarpe,

poggiare i piedi nudi

su terra fresca e unirsi al mondo.

E non c’è più una donna o un uomo,

un figlio o una figlia,

una madre o un padre

che trasfigurino Amore.

Nell’età che scende ripida

verso la sua fine,

è la Creazione che ci innamora.

È ciò che ci circonda, che colora,

che profuma, che riscalda, che integra.

Che sazia.

Un sasso levigato dal mare o due occhi

scurissimi dal taglio perfetto.

La pioggia d’ottobre o il canto

di una figlia.

L’odore di un barcone di disperati o il gol

in rovesciata.

Auguro a questo mondo di ciechi

un anno dove, agli occhi attenti

del cuore, anche gli opposti

si facciano Amore.

Vola



La guardava con lo sguardo burbero che il suo ruolo richiedeva.
Il leggero vestito estivo colorava il suo corpo rendendo onore alla sua bellezza e, da nonno che non vede sul pianeta un essere umano degno di lei, gli provocava gelosia e ammirazione. Sentimenti contrapposti e comprensibili. Quel giorno, quell’esatto momento tutto però sembrava aver preso una piega antipatica e lui stava elaborando le cose giuste da fare.
Osservava l’espressione contrariata della ragazza e pensava a quanto lei gli somigliasse. Non si prende solo dai genitori, anche i nonni trasmettono i loro geni ai figli dei figli. Peccato che nel caso specifico non fosse proprio un fattore positivo.
Leandro era il nonno duro e possente nel nome, forse, ma non nel resto. Era gentile, buono, generoso e aveva una idea della vita tutta spostata verso l’altro, verso il bisognoso, lo sfortunato, il diverso. Aveva una etica che cercava di regalare la miglior esistenza a tutti, ma era cosciente che il mondo non glielo avrebbe permesso. Nonostante tutto non aveva mai cambiato di una virgola la sua visione della vita.
Alessandra era alta più di lui, anche se questo non poteva essere considerato una stranezza, i capelli scurissimi le incorniciavano lo sguardo di iridi nere dentro le quali certo a decine erano i pisquelli che ci erano affogati. Stava lamentandosi con quella rabbia repressa che nasce da quella incapacità di capire lo svolgersi degli eventi. Non si dava pace sui motivi che spingono l’essere umano a comportarsi con la violenza delle parole e dei gesti. Perché approfittarsi di giovani volenterosi fino a distruggere tutte le speranze dei loro cuori?
Il mondo del lavoro ai giorni d’oggi.
“Sono cattivi, nonno. Perché?”
Leandro avrebbe preso un bastone e lo avrebbe finito sulla testa del datore di lavoro di Alessandra, ma non ne era realmente capace.
“Non è il posto giusto. Non prendertene più di tanto. Il mondo del lavoro è da sempre un luogo di difficoltà e sofferenza. Anche quando pensi di essere in un posto giusto, capita spesso che i soldi cambiano l’essenza delle persone e chi si era comportato bene d’improvviso diviene una ombra oscura maleodorante da cui allontanarsi rapidamente.”
Alessandra lo ascoltava attenta, voleva un bene da morire a suo nonno e qualsiasi cosa dicesse per lei era una Verità.
“Ciò che conta è non cambiare mai da come siamo. Impedisci che lo facciano con te, salva prima di tutto te stessa. Ci saranno momenti in cui ti sentirai giù, ma poi, che si tratti di amore o di lavoro, tornerai a sentirti su. Perché come dice un poeta cantante, la gente vola.”
Alessandra gli sorride e lo abbraccia.
“Domani, nonno, vado a dare le dimissioni. Troverò di meglio.”
“Saranno gli altri a trovare il meglio: tu.”