Sul Silenzio e l’arte del rigovernare (saggio filosofico)

 

Nello svolgersi delle attività umane, fin dagli albori della specie, si è fatto recondito il senso della inevitabilità che trasforma il bisogno in una spinta potente alla azione. Dobbiamo affermare che mai è stato fatto alcunché senza un motivo: curiosità, necessità, evoluzione, forza maggiore e altri che hanno spinto l’uomo a pratiche piacevoli e soddisfacenti, ma anche faticose e dolorose.
Quella di cui voglio discorrere stasera riguarda una attività molto diffusa, ma che in realtà è arte sopraffina e sconosciuta: il rigovernare. Premetto che non voglio cadiate nel errore di non ritenerla sconosciuta, in quanto troppo spesso è azione quasi esclusivamente forzata e svolta in maniera sbagliata; in questo caso mi riferisco a soggetti che possono essere riconosciuti in dipendenti di ristoranti a paga minima, oppure a mariti o mogli che sognano lavastoviglie ogni notte e di cui restano privi perché non c’hanno una lira.
La vera arte del rigovernare è riservata a pochi, come in fin dei conti accade in ogni espressione di altissimo livello artistico.
Si tratta del parto tra due opposti, l’effimero e la sostanza. Nasce nel momento più intimo dell’esistenza individuale, quando il Tutto opprime e rende l’agire un peso insopportabile.
Il potenziale sinergico che esplode tra senso di sopravvivenza e desiderio, trasforma il rigovernare in atto mistico.
Gli occhi si fanno ciechi alla storia, l’udito si concentra all’eco del lavello, il tatto si fa piacere sopraffino in base al sapone usato, l’olfatto vive la cancellazione di odori inquieti. Il gusto si mette timidamente da una parte, stancato da un lavoro precedente al rigovernare.
È così che il passato e il futuro si annientano nella mente dell’artista, il cui mondo si limita a quel presente. L’acqua calda ha un suono leggero, è la musica dell’attimo senza parole dove una sacra quiete accompagna l’opera in atto. Schiuma bianca scioglie impurità oscene sulle superfici; gesti sapienti ne completano l’opera facendo riflesso di luce ogni spazio toccato dalle mani dell’artista. Lo sciacquare si rivela purificazione ed è forse uno dei momenti più elevati del rigovernare. L’utilizzo di attrezzi idonei come spugne morbide e teli per asciugare in cotone indiano ci avvicinano alla perfezione di un’opera che solo a coloro che mostrano limiti può apparire ogni volta uguale: basterebbe pensare ai menù sempre diversi.
Il tornare alla realtà, alla fine del rigovernare, è per molti artisti uno shock psicofisico potente.
Spossati si distendono sul divano a vedere la partita e negli occhi mostrano l’assurda sofferenza per una vita sbiadita nella sua rottura di coglioni.
Il Silenzio?
Perché, credete che l’artista abbia anche voglia di parlare?

Annunci

One thought on “Sul Silenzio e l’arte del rigovernare (saggio filosofico)

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...