Lungimiranza

Girava lentamente la forchetta sul piatto di carta. Guardava lo spaghetto arrotolarsi in attesa di entrare nella sua bocca e prima di farlo, alzò lo sguardo alla finestra. Nevicava. Gli fu inevitabile pensare alle scarpe leggere che indossava, ma poi la fame riprese il sopravvento che le spettava di diritto. Portò alle labbra lo spaghetto, l’ultimo della porzione che gli era stata data, e chiuse gli occhi come se dovesse memorizzare quel momento per il futuro. Che strano, pensare una cosa così, lui che se aveva difettato era proprio nella lungimiranza. Non era il solo, probabilmente, ma buona parte di tutti quelli che erano seduti ai tavoli di quello stanzone trasformato in mensa. Masticò lentamente la pasta anche per dare dignità a molari troppo inoperosi. Poi bevve acqua che veniva da colline lontane, quasi non ce ne fosse lì dove si trovava. Mise le posate sul piatto e a braccia conserte aspettò il personale addetto a sparecchiare. Roberto, che veniva dal Nord, era arrivato dieci giorni prima portando tanta allegria, là dove ormai pareva una prigioniera rinchiusa nelle galere del dolore. Fu lui a passare a raccogliere le vettovaglie e che lo salutò con un sorriso che gli stimolò solo un”cazzo avrai da ridere?”. Roberto fece una smorfia strana per alleggerire l’atmosfera. “Finisco questo compito e poi giochiamo a carte, ok?”
Venti minuti dopo, Roberto alla terza calata fece la prima scopa. “Antonio, ho troppa fortuna…”. Lui lo guardò in silenzio e poi annuì. “Tanto ormai, perdere non mi fa più specie.” Si girò intorno a sé. Una decina di disperati come lui osservavano attenti lo svolgimento del gioco. Antonio guardò le carte e mise sul tavolo il settebello. “Vaffanculo, se lo prendi niente cambierà. Tanto essere lungimiranti non serve a un cazzo! Potevo tenere in mano il settebello e aspettare di giocarlo, per poi essere vittima di un destino che si accanisce su di te che hai risparmiato una vita per una casa che un terremoto ti ha portato via senza pietà. La prossima vita me li sputtano tutti in divertimento…”.
Roberto mise giù il sette di picche e prese settebello. “Primiera è mia…” e rise allegro. “Sai una cosa, Antonio? Io credo che speranza e lungimiranza siano due cose opposte e siccome la seconda non ci appartiene, non ci resta che la prima.”
“Cinque e quattro, nove. Scopa!!!” replicò Antonio, “chissà, forse hai ragione… e ripartiamo da questo punto, per vincere la partita.”
Sostegno e pacche di spalle di chi gli stava intorno.

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